Laboratorio su Futuro

Il signor F. è morto in treno e altri racconti

 

Cos’è un uomo morto, nel quarto vagone al posto 33? Non ho detto chi è (come sarebbe rispettoso) ma cos’è. Quel morto per caso, che sembra solo addormentato, si insinua fra i passeggeri come un ingombro, ottuso anzi molesto. Nessuna pietà, o curiosità, per la sua vita bruscamente rotta, solo fastidio o morbosità da gossip.

E le scarpe del senatore disonesto, invece, chi sono? Perché continuano a saltare e bighellonare per casa...

 

 

 

 

 

 

 

 

(dal risvolto di copertina a cura di

Elvira Seminara)

 

 

 

Non esiste un vascello veloce come un libro

per portarci in terre lontane..."

(E. Dickinson)

Laboratorio

(concluso)

 

Laboratorio sul futuro

Dal sogno al progetto: descrivi il tuo futuro, LiberalaMente

 

Ecco i racconti selezionati dal Comitato di lettura

 

 

"Anno Tremila..."

(di Anna DI Fresco)

 

 

 

 

 

Anno tremila, auto elettriche dai battistrada in gomma biodegradabile sfrecciano lungo la strada di grigio asfalto, un aeroplano dalla carrozzeria trasparente taglia il cielo terso, un uomo d’affari sputa al mondo il suo pieno di rabbia abbarbicato al cellulare di ultima generazione, una ragazza , ancheggiando vistosamente, sfoggia un vestito succinto dalla variopinta fantasia, e con fare avido d’attenzioni snobba un mendicante che offre perle di saggezza celate nel cappello sdrucito – Un soldo per la felicità! Signorina, dico a lei, sfidi la fortuna …. – un gesto inconsulto del leggiadro avambraccio di quella e l’uomo barcollando, rovescia il cappello dal contenuto di cotillon e speranze a buon mercato.

Passi lenti, l’angelo della distruzione si trascina lungo l’ironia di quella vita sempre la stessa, sempre pari agli anni che scorrono. Qualche chiacchiera in più, qualche altra in meno, qualche umano che vacilla nel tentativo di far esplodere la terra, qualche altro che s’immola per salvare il prossimo e via così, i giorni in mesi, i mesi in anni, gli anni in secoli.

“ Ah! Che bella invenzione l’essere umano !!!”

Gli pesano le ali, si protende in avanti da secoli trascinandole senza poter fare di esse l’oggetto della libertà, un’infruttuosa fatica che rimpingua le labbra di sbuffi e bofonchi. Secoli che vaga per il mondo condannato da Dio, perché troppo recalcitrante alla comprensione della sua infinita misericordia.

“CAPIRAI PERCHE’ AMO TANTO I MIEI FIGLI… E PER QUESTO TI CONDANNO A VAGARE SULLA TERRA PRIVATO DELL’USO DELLE ALI …!!!”

Troppe ere avevano attraversato quelle spalle curve, e ancora non comprendeva quale miracolo nascondessero quegli esseri finiti ed imperfetti, incapaci a rispettare il prodigio della luna e il suo baluginare nella notte oscura, tanto stolti da preferire d’essere trasportati da trabiccoli angusti, piuttosto che passeggiare facendo bello sfoggio degli arti forgiati dalla mano del Signore, incapaci a perdere il respiro di fronte alla bellezza del sole all’imbrunire, troppo disattenti per avvertire la lieve brezza sulla superficie dell’orizzonte. Borbotta, e si guarda intorno.

“Ecco qui! Un’altra che merita una bella strigliata!!!”

Ha visto la scena, ferma il tempo con un batter di palpebre, raccoglie i cotillon, afferra l’anziano medicante, e fa sì che la bella gonna della giovane resti impigliata in un ramo pendente, poi si accomoda sul marciapiede di fronte per osservarne la scena. Batte le palpebre e …

La giovane capitombola nel mentre l’anziano ridesto ne osserva il leggiadro corpo di ragazza attraversare lo spazio come una piuma cadente, e con un sobbalzo ne afferra il busto.

Ehi Gabriele! “C’hai” provato!!! –

Cosa? Chi è che mi rivolge la parola ? –

Qualcuno che lo vedesse? Com’era possibile? Si volge verso il suono di quella voce di bambino e ne nota la piccola figura. Biondo come il grano maturo, dal volto grazioso e delicato sormontato da grandi occhi dalle pupille azzurre quasi trasparenti quanto il mare in giugno.

Sono un puttino, mandato dal Signore per guidarti ! –

Aaaah! Senti per cortesia puoi riferire al Signore che ho capito la lezione! Ho serio bisogno di affrancarmi da questa realtà assurda! –

No! Mi spiace! Io sono un amministrativo, curo il volere del Signore come … !_

Oh ! Non dirmi che sei un impiegato qualsiasi! –

Per l’appunto! –

Ok! Allora facciamo che ho compreso l’infinita pietas di Dio! Non ho bisogno di trascorrere altri secoli su questa Sua “meravigliosa” creazione, che il profondo affetto verso questi “ figli” frangibili è pienamente condivisibile … bla … bla …-

Ola kalà! Complimenti hai persino scomodato i greci!-

Cosa? Senti, tu sei un puttino, io l’angelo della distruzione che viaggia da secoli e secoli su questa terra polverosa, se ci accordiamo metto una buona parola con Nostro Signore, e magari ti tiro fuori dalle scartoffie del Paradiso, e ti faccio pure crescere di statura! Eh? Cosa ne pensi? –

No! Io devo fare quello che si deve fare! –

Il puttino col volto segnato dalla contemplativa inespressività del divino, si rivolge allo stranito angelo porgendogli la manina.

Andiamo ! –

Ma dove? Ma cosa? … Ma ti prego!Invoco Dio tutte le sante sere perché mi liberi da questo castigo! Mi ha gettato sulla terra come fanno con l’immondizia i suoi cari umani, con la speranza che imparassi a comprendere il senso del Suo amore divino, e il risultato è stato che ho preso ad odiarli di secolo in secolo. Questi umani sono assurdi, più anni passano più instupidiscono. Sai cosa si sono inventati? Gli uomini bionici!!!! Hanno il dono della parola per parlare con dei … ROBOT!!!! Non fanno comunità se non in via interattiva! Volano solcando i cieli, e non ne conoscono le sfumature perché troppo persi nelle loro misere e finite vite! Sono egoisti, falsi, spergiuri, capaci di ingarbugliare fatti semplici e semplificare cose fin troppo complesse. I più forti sono colpevoli nei confronti dei più deboli, i più deboli troppo lavativi per rifarsi sui più forti. INSOMMA! Ne ho abbastanza! Se metto da parte la smania di trucidarli lentamente, posso tornare nel mio beato paradiso ? Mi mancano le nuvole! –

Mmmm! Mi chiedi di dire una bugia a Nostro Signore? –

No! Cioè… una mezza verità! –

Una bugia! Alzati! –

Il puttino ha lo sguardo fisso sul volto contrito dell’angelo della distruzione. Pochi secondi di silenzio e poi …

Sarai umano! –

Coosa? –

Il puttino chiude gli occhi, batte le manine, e recita una preghiera. Lo stranito Angelo della distruzione lo osserva, incuriosito e vagamente inquieto.

Cos’era questa scenetta? –

Controlla bene se senti il cuore ...!-

L’Angelo abbassa lo sguardo portando le dita sulla parte sinistra del nerboruto petto, e con grande stupore, avverte un lieve pulsare che batte sui polpastrelli della sua tremante mano, brividi lungo la pelle, e leggerezza sulle spalle. Le sue lunghe e pesanti ali erano svanite!

Ma cosa significa? –

Significa che a breve il tuo stomaco brontolerà, le tue membra vacilleranno dal freddo, e se persevererai a parlare con me, qualcuno ti rinchiuderà in un centro di igiene mentale! Buona fortuna amico! –

Detto questo il puttino volta le spalle e svanisce nella luce, lasciando dietro di sé l’angelo della distruzione con lo sguardo svuotato di senso.

L’angelo prova a muovere le gambe ma perde l’equilibrio. Trema, ha freddo, e le interiora prendono a vibrare al punto da spingere alla bocca un lieve sospiro. Si accascia in terra, prima ancora di provare a muovere i suoi primi passi da umano. Non comprende, il senso amaro incollato sulla lingua, quello di secchezza nelle fauci, e neppure l’immagini che s’incollano nei grandi occhi azzurri, quelle stesse che prima scorrevano lievi sul vuoto del suo infinito tempo. Dalla sua prospettiva, nota i passi degli uomini, le suole delle scarpe, i polpacci tremuli immersi in un frettoloso andirivieni.

“Ma dove andranno questi … stupidi umani …!”

Come ti senti? –

L’angelo apre lentamente gli occhi, e ad invadere la sua vista vi trova lo smagliante sorriso di una ragazza bruna dagli occhi scuri come la pece. Belle e carnose labbra del colore delle ciliegie, gote rosee come i fiori di pesco. Bella da mozzargli il fiato, bella da far vacillare i suoi sensi, quegli stessi che non conosceva. Il volto prende ad infuocarsi, e quel pezzo di carne che batte nel costato, pare voler scappare tanto le sue pulsazioni avanzano nello spazio angusto di quella vita che scorreva dove prima non v’era che alito di vento e profumo di nuvole.

Bene! Cioè … strano … ma … dove mi trovo? –

Questo è l’ambulatorio del professor Hugo, laddove gli umani umani e umani bionici, trovano la soluzione ai loro problemi di circuiti! Ahahahah! –

L’angelo non comprende questo senso di smarrimento. Il suono di quella voce di ragazza, quel respiro che le gonfiava il petto, il modo di muovere le anche, il suo tagliare di netto l’aria di quell’ambiente che non era ospedale, che non era cemento e terra, ma paradiso! Il suo profumo effuso dal mare bruno e brillante di quei crini lisci e ben pettinati raccolti alla buona con una forcina blu, le mani affusolate e il loro calore, le piccole dita che premono sul suo nodoso avambraccio in cerca della vena, e la voglia di aprire le porte del suo costato per stringerla a sé fino al punto da sublimarne le ossa.

Come ti chiami? –

Cosa… cioè … io? –

Ahahah! Sì! Proprio tu! Devo compilare una scheda tecnica da accompagnare al prelievo di sangue che ti ho appena fatto!-

…Gabriele! –

Bene … il cognome! –

Ehm! Katastrofí ! –

 

Mmmm! Con la Kappa? Ma di dove sei? –

 

Cosa ? … ah! Sì, con la Kappa! Poi … ecco … diciamo che provengo da un luogo troppo lontano! –

 

Beh! Farò finta che si tratti di un cognome acquisito per discendenza! In modo da non dare troppe spiegazioni! Immagino che tu abbia all’incirca trent’anni!-

 

Proprio! –

 

Sono troppo brava con le date di nascita! Scommetto pure che sei nato in agosto! –

 

Infatti! –

 

Il giorno però sarà proprio il caso che melo dica tu!-

 

Ah! Sì ! Ehm! Il 14 ! –

 

Bene! –

 

La ragazza ammiccante, si allontana stringendo nelle mani il candido foglietto, segnato con i tratti decisi della sua calligrafia. La musica in filodiffusione, i macchinari elettronici dagli infiniti tasti, un lieve varco di luce filtrante dalle linde vetrate, e nel petto ancora i battiti che confondono i pensieri.

“Cosa mi sta accadendo ?”

“sei innamorato!”

“OH! Ecco cosa mi sta accadendo? Padre come posso rimediare,

al dolore che mi procura tutto questo?”

“Amando!”

“Padre …ho paura! D’improvviso, ho voglia di stringerla forte per proteggerla dal male,

di difenderla dalle malattie, dal sole cocente, dal freddo, dalla fame. Ho voglia di incollare nei miei occhi solo il suo sorriso, e di raccogliere le sue lacrime per far di esse coriandoli di gioia! Ti prego Padre, liberami dalla paura di perderla, da questa sensazione di mancanza che provano i miei occhi nel raccoglierne l’assenza!Ti prego!”

“ Gabriele, ciò che provi, è la sostanza del mio tempo e la ragione per la quale questi esseri sono così tanto frangibili e a me tanto cari … “

“Capisco … per amore …”

“… ho dipinto il cielo solo per vederlo riflesso nei loro occhi, ho plasmato la terra per sorreggere i loro passi, ho prestato il mio respiro per fare di esso vento affinché … in qualche modo … potessi carezzarne le membra …”

Gabriele sfiora le sue gote segnate dalla scia di una lacrima, quel sentimento lo pervadeva al punto da disperdere il senno nel fiume nero di quegli occhi che l’avevano reso fragile. Questo, dunque, era l’enorme fardello al quale soccombevano gli umani ? Questa, dunque, la ragione del loro perenne penare?

“Essere umano … quale assurdo miracolo!”

Strizza gli occhi e …

… le nuvole, le sue ali, il sole alto nel cielo che solca il confine tra la terra e il … Paradiso !

Anno tremila, macchine volanti puntano verso lo spazio, robot bionici si esprimono come umani, i corpi si teletrasportano, case fluttuano, il cuore continua a battere, i polmoni a riempirsi d’aria, le gote ad arrossire, la pelle ad accapponarsi, le labbra a baciare, le dita a sfiorare l’anima, gli occhi a brillare alla luce del sole …

 

 

"Futuro"

(di Marco Lombardo)

 

 

La parola induce già sgomento e incertezza e ancora…il futuro prevede un ben determinato ascoltatore di chiara età anagrafica o no? In altre parole si può parlare di futuro a un giovane o ad un adulto o ad un anziano? Oppure è solo il primo che può guardare dinanzi a sé, oltre le nebbie del tempo e rispondere cosa si aspetta, che gli riserva il domani, mentre all’anziano la domanda potrebbe sembrare non solo superflua, ma anche ironica e beffarda! Eppure non è così: chi può mai dire se quel vecchio rugoso seduto su una seggiola davanti alla porta di casa, mentre affonda lo sguardo sul fiume della strada, non stia pensando al futuro; no, non al suo o forse non solamente al suo, ma a quello della sua compagna, dei suoi figli, dei suoi nipoti e dell’umanità. Vero che il suo tempo non è un lungo lenzuolo che si srotola sotto i suoi piedi, che la strada percorsa è più lunga di quella che percorrerà, ma ogni futuro di qualsivoglia individuo, al di là dell’età, del sesso, della religione, della nazionalità è un’unica pietra preziosa affidata solo a noi, non già formata in sede definitiva, ma in via di formazione e siamo noi e noi soltanto in grado di ampliarla, allargarla, ingigantirla, decuplicarla oppure di ridurla, comprimerla, annichilirla e…

 

“Chissà, chissà domani, su che cosa metteremo le mani

se si potrà contare ancora le onde del mare e alzare la testa, non esser così seria, rimani…”

 

 

 

"Un giornalista e il futuro"

(di mdn)

 

 

Un giornalista: “Quale immagine si formerà nella nostra mente al pensiero del futuro?”- questa è la domanda che porremo oggi alla gente che normalmente passeggia attraverso le vie di questa città (ordine del direttore).

 

“ Mi scusi, buon giorno signore, cosa pensa del nostro futuro?”

“Mah! A dir la verità, e a dirla tutta tutta… è difficile intravedere un qualche risultato in un futuro prossimo. (Uffa) né in termini di pace, guerre o di semplici conflitti né in termini di cooperazione mondiale, di solidarietà… di mantenere in vita questo pianeta, lo vede, lo vede come lo stiamo riducendo? Pianetuccio piccolo che è affidato a noi: noi a salvaguardia della sopravvivenza di tutte le specie viventi, né la tutela dei diritti del lavoro … (etc. etc.) per cui sono molto deluso dell’attuale inconsistenza politica, sociale e morale…”

(Fuggo via: “Grazie, ma ho fretta”).

Ecco un’altra persona, è un ragazzo, proviamo a chiedere: “Cosa o come pensi che sarà il tuo futuro?”

“Beh! - inclina la testa, smorfia di uno che la sa lunghissima - non c’è molta luce dietro l’angolo! Ma in ogni caso, è a noi che toccherà ribellarci a questi ignobili esseri che dominano la terra”.

“Scusa, non ti seguo, chi sono questi ignobili?”

“Ma è chiaro a tutti: politici, i faccendieri, i giganti dell’economia e finanza mondiale che ci stanno strangolando con controlli sempre più rigidi, con una sotto-qualificazione di ogni genere di attività lavorativa che si possa immaginare e con una svalutazione netta dei nostri diritti e una rigida osservanza dei doveri. Io vado ora, ciao”.

Un po’ vago, ma molto determinato il ragazzo, sentiamo un’altra persona:

“Buon giorno, signore, la posso disturbare con una domanda?”

“Prego”.

“Come immagina il suo futuro?”

“Ah, caro ragazzo, guarda quel disco solare alto sopra di noi. Possiamo o potremo noi con un solo gesto ridurlo a nostro piacere, farlo meno luminoso o più caldo, più lontano o più vicino a noi?”

Silenzio -

“Risponda!”

“Chi, io? - in genere le domande le faccio io… - credo di no…”

“Bravo!: no , sa, a noi è dato solo contemplarlo e accoccolarci tra le sue braccia o aspettare, nel brutto tempo, che una nuvola si sposti per far trapelare cosa sia la sua intensità”.

“Finalmente, disperavo di trovare una persona fiduciosa nel domani”, ma ad un tratto… il signore, un vecchio sulla settantina atteggiò il viso ad una smorfia per poi prorompere in un chiassoso starnuto..

“Poi c’è il pranzo di oggi - concluse -. Scusi, devo fare la spesa, ho una certa fretta” e si allontanò.

“Non so che pensare…”

 

 

 

 

 

 

 

Maria Greco

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Il signor F. è morto in treno e altri racconti, Biblioteca del Vascello, Robin

Il signor F., un signore piuttosto distinto dell’età di settantasei anni, era morto. Gli era accaduto così, durante il viaggio di ritorno a casa dalla località di *.

Lo aveva colto un infarto mentre guardava dei cartelloni pubblicitari fuori dal finestrino. Aveva emesso un suono appena percettibile ed era morto senza fiatare...