Laboratorio su G.Flaubert

 

 

 

 

Ideata da Maria Greco MG

Il laboratorio

Il laboratorio è uno spazio aperto ai contributi critici di Scrittori e Scrittrici.

A cura del comitato dei lettori, verrà di volta in volta indicato un libro da leggere e verranno proposte delle attività di riscrittura o di analisi testuale su pagine scelte o su interi capitoli tratti dal libro indicato.

 

Sarà possibile effettuare e pubblicare commenti e analisi personali che costituiranno un mezzo importantissimo di sviluppo del gusto e delle capacità creative di ciascuno.

 

Il laboratorio costituisce inoltre un’opportunità per tutti coloro che abbiano il desiderio di confrontarsi con altre modalità di lettura e di scrittura, con inclinazioni per stili e generi diversi, con idee e prospettive nuove di letteratura, anche attraverso le nuove tecnologie informatiche e, naturalmente, online.

 

 

 

L'educazione sentimentale

di

Gustave Flaubert

 

 

Il libro consigliato per l’estate è

 

 

Commenti all’Educazione sentimentale di G.Flaubert

 

 

 

Descrizione di Madame Arnoux”

(di Veronica Valenti)

 

Uno dei passi che mi è piaciuto di più, effettivamente, non è la prima pagina, ma la descrizione della donna di cui il protagonista si innamora, Madame Arnoux.

 

Portava un ampio cappello di paglia con dei nastri rosa che palpitavano al vento dietro di lei. I capelli neri erano raccolti in bondeaux che sfioravano la punta delle grandi sopracciglia e scendevano fino a stringere l’ovale del volto in una sorta di tenero abbraccio. La sua veste di mussola chiara a pallini si allargava in mille pieghe. Stava ricamando; e il naso diritto, il mento, tutta la sua figura si stagliava sullo sfondo dell’aria azzurra.

 

Mi piace moltissimo perché sembra di trovarsi di fronte ad un quadro in cui gli abiti, il cappello e i capelli sembrano incorniciare una bellezza sfuggente di cui ci viene detto, in realtà, pochissimo…

 

 

 

 

 

 

“La prima pagina…”

(di Mondlettrice)

 

Mi piace molto questo romanzo, la prima pagina è estremamente avvincente perché mette la descrizione degli uomini e della nave in primo piano e pone sullo sfondo un paesaggio parigino che si allontana. Sembra di vedere Notre Dame e la Cité avvolte dalla nebbia. Frederic Moreau incontrerà presto l’oggetto del suo desiderio, la seducente signora Arnoux, per la quale nutrirà una passione disperata e difficile. Da quel momento tutto il suo animo sarà preso dal desiderio di lei, tanto da fargli sostituire mentalmente tutte le immagini femminili che incontrerà con quella del viso di lei.

E’ una storia d’amore e, contemporaneamente, la storia di una sconfitta. Dopo tante peripezie, infatti, F. Moreau finirà con il ritirarsi in provincia da piccolo borghese e a guardare al passato con nostalgia e sofferenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Scrivere il niente”

(di Maria Greco)

Premessa

 

Osserva Marc Augé a proposito del pessimismo e del materialismo di Flaubert: “Il suo materialismo assoluto non è compensato da nessuna illusione di ordine sociale o politico. Flaubert non crede nell’avvenire, così come non crede nel futuro (…) Tuttavia ha una debolezza, che è anche la sua forza: la scrittura, l’ambizione di scrivere questo niente che è la verità di tutto.”

(Marc Augé, Futuro).*

 

Il romanzo inizia così:

 

Il 15 settembre 1840, verso le sei del mattino, il Ville-de-Montereau, pronto a salpare, sbuffava grosse spire di fumo davanti al quai Saint Bernard.

Arrivava gente trafelata: barili, cime, cesti di biancheria intralciavano il paesaggio; i marinai non davano retta a nessuno; tutti si spingevano; i bagagli venivano issati tra le due ruote e il baccano si stemperava nel fruscio del vapore che, fuoruscendo dalle lamiere, avvolgeva ogni cosa in una nube biancastra, mentre a prua la campana rintoccava senza interruzione.

Finalmente la nave partì e le due sponde, con i loro magazzini, cantieri e officine, si misero a scorrere come due larghi nastri che si srotolano.

Un giovane di diciott’anni, con i capelli lunghi e un album sotto il braccio, se ne stava immobile accanto al timone. Attraverso la nebbia contemplava campanili e edifici di cui non sapeva il nome; poi, con un’ultima occhiata, abbracciò l’Ile Saint Louis, la Cité, Notre-Dame e, mentre Parigi si dileguava, emise un grosso sospiro

Frederic Moreau aveva superato da poco l’esame di maturità e se ne tornava a Nogent Sur Seine dove sarebbe dovuto restare a languire per due mesi prima di andare a “far legge”. Sua madre lo aveva mandato coi soldi contati a Le Havre a far visita a uno zio che sperava lo nominasse suo erede; il giovane ne era tornato solo il giorno prima e, a titolo di risarcimento per non potersi trattenere nella capitale, rientrava in provincia per la via più lunga.

(Ed. A.Mondadori, collana I Meridiani, traduz. G.Bogliolo)

 

Come tutti i lettori di Flaubert sanno, Frederic Moreau, al pari di Emma, è un’altra personificazione del cosiddetto “bovarismo”, oltre ad essere, in parte, proiezione autobiografica dell’autore (negli anni giovanili).

In lui si legge un incerto desiderio di “altro”, una sensazione confusa di accattivanti quanto fragili sviluppi.

Le sue vaghe aspirazioni, accompagnate da una fervida immaginazione, lo conducono spesso, nel corso del romanzo, lontano dai luoghi in cui si trova fisicamente ed effettivamente. Così accade fin dalla prima pagina dell’Educazione Sentimentale: egli è dove non vorrebbe essere, ma il suo essere, vorrà dirci alla fine del romanzo G.Flaubert, è forse un nulla, un nulla senza futuro, appunto.

 

Vediamo di analizzare alcuni dettagli estremamente istruttivi per uno scrittore.

 

Flaubert, a cornice di un andirivieni disordinato di passeggeri e marinai, di movimenti verticali di cesti, barili, bagagli, e orizzontali di cantieri e officine che scorrono e si “srotolano” (bellissima immagine, quasi cinematografica, costruita dal punto di vista di un osservatore sul battello), pone le “grosse spire di fumo” del Ville-de-Montereau e subito dopo, ad avvolgere la figura e con essa la vita stessa del protagonista, la “nebbia”, vaga e indistinta nebbia, come i desideri del giovane.

 

Moreau comincia, da questo momento in poi, a disvelarsi lentamente: “contemplava edifici di cui non sapeva il nome”, un dettaglio, come tanti in Flaubert, eloquente ed incisivo; eccoli, i suoi confusi desideri: una Parigi che appena conosce.

 

E ancora:

sarebbe dovuto restare a languire per due mesi prima di andare a far legge”: il verbo “languire”** (matrice di ascendenza romantica del bovarismo) induce il lettore a soffermarsi sul sentimento più che sull’informazione, e quest’ultima (ovvero il fatto che Friederic dovrà ritornare a Parigi per studiar legge) procede e arriva attraverso il sentimento.

 

Ricordiamo, in proposito, le parole con cui Flaubert, in una lettera a Mademoiselle Leroyer de Chantepie, spiegava l’intento dell’opera: “Voglio fare la storia morale degli uomini della mia generazione; “sentimentale” sarebbe più esatto. E’ un libro di amore, di passione, ma di una passione quale oggi può sussistere, vale a dire inattiva”

 

Ancora:

Sua madre lo aveva mandato coi soldi contati a Le Havre a far visita a uno zio che sperava lo nominasse suo erede”.

Ecco un altro dettaglio apparentemente irrilevante, “i soldi contati” che, oltre ad introdurre cautamente il vissuto e l’estrazione sociale del protagonista, ha l’effetto di incuriosire il lettore: egli, mentre legge, penserà: “forse il personaggio è povero o forse la madre non voleva dargli più denaro per qualche motivo”. Il personaggio, insomma , si delinea in maniera quasi impercettibile (cos’è lui?) attraverso scelte stilistiche raffinatissime. D’altra parte il “far conto”, il “calcolo” ritorneranno spesso nel corso del romanzo.

 

In proposito, un bellissimo esempio nella descrizione della madre:

 

Proveniva da una famiglia gentilizia ormai estinta. Suo marito, un plebeo che le avevano fatto sposare i genitori, era morto per un colpo di spada quando lei era incinta, lasciandole un patrimonio dissestato. La signora riceveva tre volte alla settimana e di tanto in tanto dava una grande cena. Ma calcolava in anticipo il numero delle candele e aspettava con impazienza che le pagassero i fitti dei fondi. Queste ristrettezze, nascoste come un vizio, la rendevano austera.

 

Anche in questo caso, dopo un breve quadro sulla condizione della donna, sul matrimonio obbligato, si passa improvvisamente a quanto sembrerebbe, rispetto al resto, un particolare irrilevante, eppure anche questo di indubbio interesse: i ricevimenti (nostalgia di tempi ormai perduti) e il calcolo delle candele (amara realtà). Realismo dopo Romanticismo?

Realismo, certamente, del niente…

( MG)

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*Sulla stessa linea G. Macchia, accennando ad una sorta di “realismo scontroso”, scrive: “La realtà ordinaria, banale, generalizzata, che Flaubert deve e vuole assumere, è appunto quella ch’egli rifiuta e disdegna: non resta che tentare, in vari modi, come una specie di scorporazione o di depurazione stilistica, ed inglobarla come un dato necessario e negativo”.(Giovanni Macchia, La letteratura francese dal Romanticismo al Simbolismo, p. 147)