Laboratorio sulla luna

Bottega di Scrittura MG

Il laboratorio

 

 

Il laboratorio è uno spazio aperto ai contributi critici di Scrittori e Scrittrici.

A cura del comitato dei lettori, verrà di volta in volta indicato un libro da leggere e verranno proposte delle attività di riscrittura o di analisi testuale su pagine scelte o su interi capitoli tratti dal libro indicato.

 

Sarà possibile effettuare e pubblicare commenti e analisi personali che costituiranno un mezzo importantissimo di sviluppo del gusto e delle capacità creative di ciascuno.

 

Il laboratorio costituisce inoltre un’opportunità per tutti coloro che abbiano il desiderio di confrontarsi con altre modalità di lettura e di scrittura, con inclinazioni per stili e generi diversi, con idee e prospettive nuove di letteratura, anche attraverso le nuove tecnologie informatiche e, naturalmente, online.

 

 

Laboratorio

Scrivere nel laboratorio

Scritti sulla luna

laboratorio di scrittura

COMITATO DI LETTURA

 

 

 

 

Ideata da Maria Greco MG

La luna

 

 

 

Racconti selezionati dal Comitato di lettura

 

 

 

"Luna"

(di Annalaura Soannini)

 

 

 

“Sei salva!”, mi dico. Eppure salva non mi sento mai. C’è sempre qualcosa che ho dovuto lasciar perdere, qualcosa a cui ho dovuto rinunciare. Questo attaccamento al tempo, alla sua consistenza, alla sua qualità. Chissà perché, chissà perché temo così tanto il tempo. Avrò forse paura di morire? No, non mi sembra. Eppure quella luna maledetta, ogni volta se ne sta lì e sembra sbeffeggiarmi. È la campana che suona la fine dell’incontro, quella che stabilisce il verdetto. La guardo in faccia e penso che un po’ mi somiglia, sempre presente ma sempre diversa. Precisa nella sua forma ideale ma di poliedrica manifestazione.

Ci sono notti che la senti più vicina. Rossa, brucia il suo angolo di cielo. Silenziosa, si impadronisce dell’attenzione di chi la guarda. Altre in cui, invece, non ha granché da mostrare. Il buio vince. Se la mangia a morsi. Ma lei non può farci nulla, in cuor suo sa che, per quanto forte possa essere la sua energia, la sua natura vuole che galleggi in un pesante mare di inchiostro. Poi ci sono notti che proprio non le va di farsi guardare, forse anche lei è stufa del suo ruolo nel mondo. Magari vorrebbe essere stella, una delle tante, di cui la gente non conosce nemmeno il nome. Timida, si nasconde dietro a fasce nebulose. Se le lega intorno a sé, e prega che arrivi presto il giorno.

Ma tu luna, sei felice?

 

 

 

 

 

 

"La luna"

(di Anna Di Fresco)

Hilal è una bambina siriana dalla diafana pelle rilucente alla fievole luce della luna, era per questo che la madre le incise l’effige del malinconico astro imprimendolo nel suo destino. Hilal come la luna che, tre anni prima, baluginava tra le nubi, la notte in cui venne al mondo nell’angusto Kuhurba di uno dei tanti vecchi e diroccati palazzi della città di Damasco. Quella notte, introitando il dolore, stringendo i denti, strepitando, Aalia strappò dal silenzio del suo ventre la piccola vita di Hilal. Il sogno di Hilal si perde tra le braccia della sua giovane madre, e negli occhi tinge di azzurro il lento decadere delle macerie sotto il tonfo delle bombe. Hilal ha paura! Stringe le palpebre e non è più in quel luogo, dallo stretto e mefitico ricovero d’emergenza coi muri traballanti, si trova lungo le sponde del fiume Barada con lo sguardo perso ad osservare i pesciolini schizzare sulla sua superficie, increspandola. Sorride. Un’altra bomba cosparge di polvere i terrorizzati ospiti di quell’angusta stanza sotterranea. Un urlo rompe il silenzio contemplativo.

“ MORIREMO TUTTIII!”

Hilal apre il sipario degli occhi, e d’improvviso la luce splendente del suo sogno viene fagocitata da tenebre e sgomento, poi opponendo resistenza al pianto volge lo sguardo verso la madre che seguita a stringerla al suo petto invaso dai fremiti, e scambia i suoi occhi grandi e scuri, con quelli gonfi e velati dal pianto di lei.

“ Non piangere Hilal, andrà tutto bene!”

La donna si veste di un flebile sorriso, e con le braccia coperte da un pesante scialle beige, cerca di coprire la piccola e smunta schiena di Hilal. Un’altra bomba, un astro cadente nel cielo di Damasco,e l’aria diventa rarefatta e impregnata di detriti, ammantando di infausto vuoto lo scorrere lieve di briciole di muri, scaglie di splendore, carezze del passato. Come un’ombra nel silenzioso frastuono di quella notte, aleggia la dea dell’oscurità ammucchiando in un cantuccio lacrime e sgomento.

“Hilal, dimentica la paura, dimentica Hilal …! Cos’è che ti protegge, lo ricordi?”

“ La luna, per questo mi chiamo Hilal …!”

Una bomba detona il suo fragore.

“Brava bambina mia! La luna in alto nel cielo, silente e imperiosa, ci guarda e ci protegge! Stringi gli occhi e immagina di saltellare nei crateri …!”

“Mamma tu vieni con me sulla luna?”

Un tonfo rintrona fin dentro le smunte carcasse degli ospiti del ricovero …

“ Ma certo Hilal, io sarò sempre al tuo fianco!”

“ Mamma sulla luna non arrivano le bombe?”

“ Oh no! Solo io e te! “

Un’altra bomba ancora, poi … il silenzio.

“Mamma … dove sei …fa freddo … “

“Hilal bambina mia, son qui …”

“Mamma riscaldami …”


Aalia allarga le braccia per accogliere la sua piccola, intorno un silenzio estatico fotografa l’immagine leggiadra, come priva di gravità, delle due figure.

“Piccola mia senti freddo?”

“Sì …”

“ Non temere è normale… siamo sulla Luna!”

 

 

 

 

 

 

"Sfera"

(di mdn)

 

Sfera, perché ci talloni? Quale sortilegio ti lega a noi?

Che ci sarà mai da dover seguire questo corpo azzurro rotante attorno a un globo di luce e calore? Sarà forse quella forma di terra con quei colori di fiori e frutti o quei multiformi animali che saltano, ruzzolano, volano, corrono, nuotano, e mangiano o ancora quegli strani bipedi dalla mortale vita a incuriosirti? Quelli che nascono deboli e incapaci, per poi alzarsi a fatica, e che riempiono l’universo di suoni, lettere, fonemi e parole? E che imparano sin da piccoli a graffiare, spingere, strattonare, guerreggiare e che poi ti additano come fossi cosa viva! Non raccogliere i loro pensieri, tu sei altra cosa, muta e silenziosa con le tue pianure e montagne, le tue valli e i tuoi crateri. Non emetti suoni striduli, non gareggi con altri tuoi pari, non hai colori come i fiori e non fai azioni riprovevoli, sola nel silenzio della notte siderale, con miliardi di luci, di stelle, comete e nebulose, partecipe del respiro dell’universo: perché dunque segui quel corpo? Cosa ti attira in tutti quegli esseri dalla misera vita infelice e dolorosa? Forse il loro incedere incerto nei bivi del loro cammino, il loro affannoso cercare un senso a quell’errare che è poi un girare a vuoto in una sfera, la loro speranza in un domani diverso o in una divinità misericordiosa che possa promettere loro vita eterna. Qual è allora il tuo interesse o luna? E perché continui a seguirci come un occhio sulle nostre teste? … noi, stregati dalla tua presenza.